L'orientamento teorico

La tradizione scientifica dei moderni terapeuti familiari fa riferimento prima di tutto alla lezione di Freud sul dinamismo psichico sottostante al manifestarsi del sintomo e, successivamente, alla riflessione sistemica sulla interdipendenza dei comportamenti. Si ispira alla tradizione razionale e sistemica che ha come riferimenti concettuali, da un lato la teoria relazionale in psicoterapia (da Freud a Sullivan, da Winnicott a Bolby, da Mitchell a Stern), dall’altro la “teoria generale dei sistemi” di Von Bertalanffy e l’indirizzo epistemologico di Bateson. Dal punto di vista clinico, i riferimenti più importanti sono la Pragmatica della Comunicazione umana del gruppo di Palo Alto, la terapia familiare strutturale di S. Minuchin, la terapia strategica di J. Haley, la terapia strategico-paradossale di M. Erickson, la terapia strategico-esperenziale di C. Whitaker, la matrice trigenerazionale di M. Bowen e di I. Boszmormenyi-Nagy e le opere fondamentali di Luigi Cancrini e dei suoi stessi didatti.

La psicoterapia

La terapia familiare e le tecniche che la rendono possibile sono una metodologia di interpretazione della realtà applicabile a situazioni e contesti ben più allargati della famiglia: dall’ambiente di lavoro alla scuola, alle istituzioni sanitarie e psichiatriche. Lo studio della pragmatica della comunicazione permette di rilevare gli effetti prodotti dalle relazioni e riportare le difficoltà di colui che sta male al qui ed ora dei rapporti interpersonali con i membri della famiglia e con i personaggi più significativi del suo universo personale, integrando profondamente il discorso psicoterapeutico più tradizionale di chi, come gli psicoanalisti, si sono occupati soprattutto del significato da attribuire alla medesima comunicazione (semantica della comunicazione) sulla base di un lavoro centrato sulla esperienza del singolo. I due discorsi, dopo le inevitabili incomprensioni del primo periodo, risultano oggi complementari e si arricchiscono reciprocamente. Discorsi che sono fondamentali per una corretta impostazione del lavoro terapeutico, dalla dimensione personale del terapeuta alla dimensione sistemica dell’interazione che si stabilisce fra il terapeuta, il paziente designato e la sua famiglia o, in un’altra sede, fra terapeuta, supervisore e gruppi o contesto di supervisione.

La formazione del terapeuta

Basata su queste premesse, la formazione del terapeuta, si propone come un processo le cui finalità esplicite corrispondono, prima di tutto, alla maturazione personale dell’allievo nel conoscere i modi, consapevoli e non consapevoli, con cui influenza, interagendo con loro, i comportamenti di chi chiede il suo aiuto; entrando in contatto necessariamente, per questa via, con la complessità del suo apparato psichico, con le modalità del suo funzionamento, con i meccanismi di difesa cui lui stesso affida il suo equilibrio, con le esperienze che giustificano questo tipo di organizzazione personale, come insegna Luigi Cancrini. Diventa utile solo all’interno di un processo di questo tipo l’acquisizione di tecniche che lo mettono in grado di formulare ipotesi sul dinamismo specifico della famiglia elaborando strategie di interventi capaci di sbloccare le relazioni interpersonali rigide variamente collegate allo sviluppo di una situazione di difficoltà di interesse psicopatologico. Così da saper operare nel setting individuale, di coppia e con le famiglie.

I metodi analogici

Nella clinica, i terapeuti dell’Istituto, si avvalgono di metodi analogici e di oggetti con valenza terapeutica, come gli oggetti fluttuanti elaborati da Philippe Caillé e Yveline Rey, al fine di favorire un incontro emozionale e permettere al sistema relazione che chiede aiuto di ritrovare le risorse per avviare processi di auto guarigione. Nello stesso tempo si è attenti alla formazione personale del terapeuta, poiché egli co-costruisce con chi gli chiede aiuto, il processo di cambiamento, facendo tesoro del suo vissuto e delle sue risonanze che si amplificano dentro di lui e hanno un senso e una funzione non solo in rapporto alla sua storia personale, ma anche nei confronti del sistema terapeutico di cui fa parte, come ci ricorda Mony Elkaïm.

Un approccio interdisciplinare

Seguendo un approccio interdisciplinare, oggi trovano sempre maggiore spazio le integrazioni provenienti dalle neuroscienze, dagli studi della seconda cibernetica, dai contributi della teoria delle relazioni oggettuali, della teoria dell’attaccamento, della regolazione affettiva e dell’organizzazione del Sé e di alcuni indirizzi e tecniche del cognitivismo sistemico, dello psicodramma analitico, della Gestalt, dell’analisi transazionale, sino alle più recenti acquisizioni dell’approccio psicoanalitico (Kernberg, Mitchell, Stern, Schore e altri) e degli studi sui disturbi di personalità (L. Smith Benjamin, Luigi Cancrini).