Riflessioni di Felicita Gigliotti, allieva didatta dal seminario di Francesco Colacicco del 9 aprile 2021 presso l’istituto Emmeci.

Non si tratta di cervelli rotti, ma di cuori spezzati.

Lorna Smith Benjamin

Con queste parole di Lorna Smith Benjamin, Francesco Colacicco ci ricorda quanto le esperienze relazionali giochino un ruolo incisivo sullo sviluppo della dimensione emotiva di ognuno di noi. Ciò che da subito mi ha affascinato del metodo che ci viene presentato con estrema chiarezza, è l’armonia con cui la Benjamin riesce a coniugare scienza e psicoterapia. Lo fa in un modo naturale, perché è proprio attraverso una riflessione sulla natura biologica dell’uomo che ci conduce verso una dimostrazione di come entriamo in relazione con l’altro e di quanto questa relazione sia il fondamento della struttura di personalità di ciascun individuo.

Gli esseri umani si adattano all’ambiente e quindi a qualunque situazione, nel bene e nel male, nel modo che ritengono essere più utile con l’unico scopo di stare vicino alle proprie figure significative, che potrebbero non essere state adeguate, ma alle quali ci si aggrappa e che si amano per spinta biologica, con una forza legata alla sopravvivenza di cui spesso non si ha consapevolezza.

In questo senso ogni psicopatologia è un dono d’amore. La psicopatologia, spiega Francesco Colacicco, è una rinuncia, un sacrificio del proprio “Sé di diritto” in nome del “Sé anelante”, che risponde al bisogno di affetto e vicinanza, a qualsiasi condizione. Anche a costo di perdere la propria differenziazione, non riconoscere i propri pensieri, le proprie idee e muoversi nel mondo come se ci rivolgessimo non all’altro, ma alle nostre figure interiorizzate.

Questi concetti assumono sostanza nei casi clinici che Francesco Colacicco ci racconta e ci mostra, aiutandoci nel contempo a cogliere i processi di copia che guidano il comportamento dei pazienti, e ad osservare la famiglia che il paziente si porta in testa. Come lavorare e come muoverci in questa complessità, in questo universo in cui il tempo sembra assumere forme a noi sconosciute, in cui il passato è presente e passato allo stesso tempo?

Cogliere, sottolineare e ridefinire, suggerisce Colacicco: cogliere ciò che sta accadendo nella relazione terapeutica e mostrarlo al paziente, sottolinearlo e ridefinirlo nel qui ed ora.

Non illustrerò qui le fasi e le specificità del metodo di Colacicco che tuttavia consiglio di approfondire, ma penso possa essere interessante accennare al fatto che un obiettivo fondamentale della terapia sia per lui quello di aiutare il paziente a distanziarsi da vecchi desideri da un lato, e sfidare le proprie paure dall’altro. Il metodo analogico aiuta ad accedere a questa dimensione; nello specifico Colacicco utilizza (con alcune modifiche) la prova di Anticipazione, il cui obiettivo consiste nel permettere all’individuo di prendere parte al proprio futuro e di vivere degli attimi che saranno e che non sono ancora, un’eventualità. Curiosa affinità con il lavoro del nostro Direttore, il quale mi racconta di averla utilizzata spesso in passato nella sua pratica clinica.

Da allieva didatta mi chiedo spesso cosa sia importante imparare e trasmettere nel mio lavoro e cosa significhi essere terapeuti sufficientemente buoni. Concludendo il seminario, in riferimento alla posizione del terapeuta Colacicco dice che “bisogna essere solidi, fermi e sensibili”. Penso che prenderò ispirazione dalle sue parole per rispondere ad alcuni dei miei interrogativi.

Felicita Gigliotti, allieva didatta dell’Istituto Emmeci